Il Search Intent non basta: prova il SERP Intent

Giulio GualtieriOtt 27, 2019SEO

In questo post ti voglio parlare del search intent e di come oggi più che mai, ci sia la necessità di rivedere il modo in cui classifichi l’intento delle ricerche.

In ambito SEO si è utilizzato il keyword intent e il search intent per oltre 10 anni, ma è ora di fare un passo in avanti verso quello che potrei definire il SERP intent.

Se vuoi portare le tue campagne SEO e la creazione di contenuti, per te e i tuoi clienti, a un livello successivo e avere ancora più chance di posizionarli, da oggi dovrai assicurarti di utilizzare il giusto SERP intent (di cui parleremo in dettaglio) per assicurarti di soddisfare l’esatto intento di ricerca che Google e gli utenti vogliono.

Continuando a leggere imparerai un metodo pratico che potrai utilizzare ogni volta che andrai a fare keyword research, in modo da essere sicuro di soddisfare l’intento di ricerca che realmente si nasconde dietro una query.

Iniziamo!

Il search intent fino ad oggi

Supponendo di essere all’interno di una campagna SEO, ci troviamo nella fase in cui definiamo i topic, ovvero la creazione dei contenuti. Questa fase si posiziona subito dopo il content audit e il keyword gap.

Ora è il momento di classificare le keyword in base al loro intento di ricerca.

Questa operazione può essere fatta utilizzando i 4 stage del funnel, ovvero:

  • Awareness
  • Discover
  • Consider
  • Customer

A cosa serve, quindi, il search intent?
Il search intent può essere visto come un metodo per classificare le keyword durante una campagna SEO in modo da darci una visione più ampia su quello che un utente sta cercando (informazioni, prodotti, recensioni, comparazioni, etc.).

Per esempio:
Se un utente cerca “come allacciare le scarpe” piuttosto che “comprare lacci per le scarpe”, possiamo facilmente categorizzare queste due keyword in base all’intento che sta dietro a tale ricerca.

Nel primo caso, l’utente, probabilmente cerca un modo pratico e veloce per allacciarsi le scarpe o forse un nuovo modo di farlo, quindi un articolo di blog è la soluzione più adatta se volgiamo soddisfare l’intento di ricerca dell’utente.

Nel secondo caso invece, è chiaro che l’intento che si nasconde dietro la query è di tipo transazionale, per cui l’utente si aspetterà di trovare risultati inerenti a prodotti (pagine di prodotto, categorie di prodotto).

Possiamo quindi utilizzare queste informazioni per dare la giusta priorità alle prossime azioni della campagna SEO.

Quello che bisogna fare è prendere le keyword, assegnarle ad una specifica pagina, definire il tipo di pagina e definire l’intento di ricerca.

Una volta collezionate queste informazioni possiamo assegnare ad ogni pagina una priorità, in base allo scopo che vogliamo raggiungere (es. migliorare le pagine di prodotto oppure creare nuovi contenuti per il blog).

Fino ad ora nulla di nuovo, vero?

Il SERP intent

La novità sta nel definire il SERP intent.

Prendiamo in considerazione la keyword “how to get rid of pimples”.

Se teniamo conto solamente del search intent, questo si posiziona sicuramente a un livello alto del funnel (top of the funnel o TOFU), quindi una ricerca di tipo informativo.

A questo punto potremmo pensare che sia necessario creare un articolo di blog, una guida, etc.

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Se ci fermassimo qui, però, questo contenuto non si posizionerebbe mai.

Questo perché non stiamo tenendo in considerazione il SERP intent, ovvero quali risultati Google propone per una determinata query.

Dobbiamo quindi prendere la nostra keyword e inserirla nella barra di ricerca di Google, perché non è sufficiente pensare solo a cosa potrebbe volere l’utente digitando quella keyword, ma bisogna verificare cosa Google ci dice riguardo a quello che dovrebbe essere il risultato della ricerca.

Ricorda:
L’algoritmo di Google è in continua evoluzione e modifica se stesso in base a cosa gli utenti cliccano dopo aver effettuato una ricerca.

Se per una determinata ricerca, il risultato che viene sempre cliccato è il numero 8 della SERP, questo verrà portato sempre più in alto, in quanto ritenuto la miglior risposta in base alla necessità dell’utente.

Torniamo alla nostra keyword di esempio.

Come classificare il SERP intent

Se verifichiamo quali risultati restituisce Google, vedremo che tutti contengono la parola “fast”, “overnight” o “quick”, perché il vero intento dietro a tale ricerca è di rimuovere i brufoli nel modo più veloce possibile (o addirittura in una notte).

Senza questo passo fondamentale ci saremmo fermati al semplice search intent, ma aggiungendo questo step in più notiamo che la keyword secondaria (“how to get rid of pimples fast”) prende il posto della keyword primaria.

In caso contrario non saremmo mai riusciti a creare un contenuto in grado di posizionarsi, perché, secondo Google, quando un utente cerca “how to get rid of pimples”, quello che vuole realmente ( o comunque il risultato che preferisce) è “how to get rid of pimples fast/overnight/quickly”.

Sicuramente durante il processo della keyword research, queste keyword secondarie (o LSI) sarebbero uscite, ma in questo modo saprai anche che, oltre a dover fare un contenuto diverso, anche il titolo dovrà essere in linea con quelli proposti da Google.

Fermarsi alla semplice keyword research non è più abbastanza.

Bisogna prevedere uno step in cui si va a verificare il SERP intent della keyword che abbiamo scelto come primaria e creare così un contenuto che sia coerente con i risultati proposti da Google.

Per riassumere: la keyword è “how to get rid of pimples”, ma l’argomento è “how to get rid of pimples fast”. Quindi non dobbiamo modificare la keyword, ma il contenuto e soprattutto il title.

SERP intent misto

Prendiamo in considerazione un altro esempio.

La keyword “cheap protein powder” ha un intento ibrido, in quanto può essere sia ad un livello alto che basso del funnel, non riusciamo a stabilirlo con certezza.

È proprio questo il problema quando si prende in considerazione il solo search intent.

Potremmo pensare che qualcuno sta cercando proteine in polvere economiche, o magari quali marche sono le più economiche, o forse una comparazione di prezzi.

A questo punto non sapremmo quale tipo di contenuto creare.

Prendendo però la keyword e cercandola con Google, possiamo chiarire questo dubbio.

Notiamo come il tipo di risultati sia un mix proprio per il fatto che alcune persone fanno questo tipo di ricerca per comprare proteine in polvere economiche, altri vogliono semplicemente sapere quali brand possono scegliere (per poi fare una ricerca più approfondita).

Nello specifico notiamo che i risultati sono:

  • grossi brand che vendono proteine in polvere economiche
  • articoli che recensiscono le migliori proteine in polvere (roundup)

Quello che ci sta dicendo la SERP è che l’intento di questa keyword è un mix di risultati sia al top che al bottom del funnel.

Non sappiamo esattamente cosa sta cercando l’utente ma possiamo capire come competere con i risultati della SERP anche tenendo conto del tipo di sito che abbiamo.

Conclusioni

Aggiungendo un piccolo step alla normale keyword research, potrai evitare di sprecare tempo ed energie nella creazione di contenuti che non hanno la minima possibilità di posizionarsi in quanto non soddisfano quello che possiamo chiamare SERP intent.

Basterà prendere la keyword scelta, inserirla nella barra di ricerca di Google e, in base ai risultati ottenuti e al tipo di sito web su cui si sta lavorando, validare la keyword e passare alla creazione del contenuto, oppure cercare una nuova keyword più in linea con le nostre necessità/possibilità.

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Giulio Gualtieri

Sono il fondatore di Seolog e mi occupo di SEO, sviluppo siti web ed e-commerce con WordPress e Web Marketing attraverso le piattaforme di advertising Google Ads e Facebook Ads

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